Rimozione di un serbatoio interrato nel cantiere di bonifica dell'ex Termoraggi Cos'è e quando serve

Quando un sito è contaminato

Un'area industriale che ha ospitato per decenni lavorazioni con solventi, oli, metalli o idrocarburi risulta di frequente contaminata, a causa di perdite da serbatoi interrati, sversamenti accidentali o infiltrazioni da piazzali non impermeabilizzati, nella matrice suolo (ma spesso anche nel sottosuolo) e nella matrice acque sotterranee.

La necessità di un intervento di bonifica deriva dal confronto tra le concentrazioni di contaminanti rilevate in sito e le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) riportate nel Testo Unico Ambientale (TUA – D.Lgs. 152/06): valori tabellati, differenziati per uso verde/residenziale e per uso commerciale/industriale.

Queste ultime non sono limiti da rispettare in senso assoluto, ma possono essere considerate delle "soglie di allerta" in attesa di determinare con un'Analisi di Rischio sanitario-ambientale sito-specifica (cioè che tiene conto delle caratteristiche dei suoli, della profondità della falda, della sorgente di contaminazione, dei percorsi di migrazione (aria, acqua, suolo) e dei bersagli effettivamente esposti) le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR), che sono i veri obiettivi a cui la bonifica deve arrivare.

Il quadro normativo

La disciplina è contenuta nella Parte IV, Titolo V del D.Lgs. 152/2006, articoli 239-253.

La procedura ordinaria dell'art. 242 segue il percorso: caratterizzazione - Analisi di Rischio - Progetto Operativo di Bonifica o di messa in sicurezza (basato sulle CSR).

In alternativa esistono varie procedure semplificate:

1) art. 242-bis: l'operatore si impegna a riportare la contaminazione rilevata in sito (senza necessariamente un contraddittorio con gli Enti di controllo) a valori uguali o inferiori alle CSC entro un anno e mezzo, estendibile di ulteriori 6 mesi.

Presenta direttamente il progetto di bonifica (saltando la fase di Analisi di Rischio), che non necessita un'autorizzazione in Conferenza dei Servizi, e passa alla fase operativa di intervento.

A fine lavori è previsto un collaudo finale per verificare il raggiungimento degli obiettivi di bonifica (Piano di Caratterizzazione che deve essere approvato da ARPA e Comune) in contraddittorio con l'ARPA, il cui successo sostituisce l'intervento di certificazione a cura, nella procedura ordinaria, della Regione/Provincia/Città Metropolitana.

È un percorso più rapido dell'iter amministrativo ordinario, ma l'obiettivo di bonifica (le CSC anziché le CSR, più permissive), i tempi prefissati (18-24 mesi) ed il rischio di fallimento del collaudo finale (e ritorno al procedimento ordinario) totalmente a carico dell'operatore, rendono tale procedimento in genere più oneroso (spesso orientato verso la rimozione della sorgente della contaminazione, piuttosto che verso tecnologie in situ di bioremediation) ed applicabile a casi semplici in cui l'operatore ha necessità di disporre velocemente del sito.

In caso di contaminazione della matrice acque sotterranee, la sua bonifica segue comunque le procedure ordinarie degli artt. 242 o 252 del TUA.

2) art. 249: si applica alle sole aree di ridotte dimensioni (entro 1.000 m2) e prevede la redazione di un Progetto Unico di Bonifica.

In questo caso la semplificazione consiste nel fatto che:

Rispetto alle procedure semplificate ex Art. 242 bis, le procedure semplificate ex Art. 249, quando applicabili, offrono l'opportunità di avvalersi dell'analisi di rischio e di includere nel procedimento di bonifica la matrice acque di falda.

3) Punti vendita carburanti

Il DM 31/2015 reca disposizioni tecniche ed amministrative per l'attuazione degli interventi di bonifica specifiche per la Rete di distribuzione carburanti.

Il decreto individua infatti criteri semplificati per la caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica dei suoli e delle acque sotterranee per le aree di sedime o di pertinenza dei punti vendita carburanti di estensione non superiore a 5.000 m2.

Rispetto alle procedure semplificate ai sensi dell'art. 249, si prevede:

I Siti di Interesse Nazionale (SIN), disciplinati dall'art. 252, seguono un iter aggravato che coinvolge direttamente il Ministero dell'Ambiente per l'ampiezza o la rilevanza strategica dell'area contaminata. Al termine dei lavori, è la Provincia o la Città metropolitana a rilasciare, ai sensi dell'art. 248, la certificazione di avvenuta bonifica.

Un nodo pratico ricorrente nei progetti di riqualificazione immobiliare è disciplinato dal comma 7-bis dell'art. 242: se gli obiettivi di bonifica sui suoli vengono raggiunti prima di quelli sulla componente acque di falda — situazione frequente, perché il trattamento della falda richiede tempi più lunghi — è possibile certificare in anticipo la sola parte suoli. Questo consente di avviare le opere edili mentre il trattamento delle acque sotterranee prosegue in parallelo, un vantaggio non secondario quando i cronoprogrammi di cantiere sono stretti.

Come si procede in pratica

La scelta della tecnologia dipende dalla matrice contaminata e dal tipo di contaminante. Per la falda, lo strumento più diffuso è lo sbarramento idraulico (pump and treat): pozzi di emungimento che intercettano il flusso della falda contaminata e la convogliano a un impianto di Trattamento Acque di Falda (TAF), dove i contaminanti vengono rimossi prima della restituzione dell'acqua in corpo idrico superficiale o in fognatura. La progettazione di questi sistemi si appoggia spesso a una modellazione matematica del comportamento della falda, che simula direzione e velocità di flusso per dimensionare correttamente numero e portata dei pozzi.

Tale pratica non è tuttavia quella prediletta da Tecnitalia che, a seguito degli inaccettabili tempi e costi del pump&treat, è oggi orientata ad applicare tecnologie molto più efficaci ed innovative che prevedono l'impiego di particolari prodotti chimici.

Per il terreno insaturo, contaminato da composti volatili come solventi clorurati o frazioni leggere di idrocarburi, si utilizzano sistemi di Soil Vapor Extraction (SVE), che estraggono per depressione i vapori dal sottosuolo, spesso abbinati al bioventing, che stimola la degradazione biologica dei contaminanti insufflando aria nel terreno. Il soil washing separa fisicamente, per via granulometrica, la frazione fine del terreno — dove tende a concentrarsi la contaminazione — da quella grossolana, riducendo così i volumi da smaltire come rifiuto. Le biopile trattano il terreno scavato accelerando la degradazione biologica degli idrocarburi in cumuli aerati e controllati.

Quando la rimozione integrale non è tecnicamente o economicamente sostenibile, si ricorre alla Messa in Sicurezza Operativa (MISO) o Permanente (MISP) che prevede il confinamento temporaneo o definitivo della sorgente contaminante mediante il cosiddetto capping, costituito da uno strato composito di materiali sintetici (geomembrane, geogriglie, TNT, etc.).

Tecnitalia in questi ultimi anni si sta specializzando in interventi molto sostenibili (biocapping) nei quali il sistema di copertura è costituito da aggregati riciclati (se possibile prodotti in sito dai rifiuti da demolizione) e integra componenti vegetali e biologiche, impedendo il contatto diretto e l'infiltrazione di acque meteoriche, senza rimuovere fisicamente i terreni contaminati.

I nostri interventi

Ripercorrendo la storia dei nostri incarichi è possibile rendersi conto della competenza sviluppata e consolidata nel tempo nel settore delle bonifiche delle acque sotterranee e dei suoli contaminati.

Il Programma di Riqualificazione Urbana di via Palizzi a Milano, per conto di EuroMilano (1999-2004), è stato il primo incarico importante in cui abbiamo assunto la Direzione Lavori. Trattandosi di un ex deposito carburanti di straordinarie dimensioni per essere nel contesto urbano, il progetto ha previsto l'applicazione di numerose tecnologie di bonifica a suoli contaminati da idrocarburi.

Nell'area Bovisa Gasometri (cosiddetta la "goccia") abbiamo redatto ben due progetti di bonifica, entrambi purtroppo mai realizzati. Il primo Progetto Definitivo di Bonifica (2002-2006), per Metropolitana Milanese, per conto del Comune di Milano, il secondo per A2A (2020-2025). Trattandosi di un'area con contaminazioni da idrocarburi e metalli, nel primo abbiamo previsto l'applicazione di soil washing, Soil Vapor Extraction, discarica di servizio e sbarramento idraulico, dopo aver effettuato prove su scala pilota di soil washing. Per il secondo abbiamo invece lavorato a stretto contatto con lo studio Citterio&Viel incaricato della parte architettonica con una progettazione integrata centrata sulla sostenibilità e sulla veloce fruibilità dell'area da parte dei cittadini.

Nell'area ex Cartiere Binda, lungo l'Alzaia del Naviglio Pavese (2004-2007), abbiamo dapprima effettuato la caratterizzazione e poi progettato e diretto la bonifica di un sito contaminato da PCB, metalli e idrocarburi, oggi trasformato in quartiere residenziale.

Nell'area ex Officine Metallurgiche Broggi (2004-2007), contaminata da metalli e idrocarburi, abbiamo condotto caratterizzazione, progettazione e Direzione Lavori di bonifica e sbarramento idraulico per l'area che oggi ospita una sede del Politecnico di Milano.

Nell'area ex Industrie Chimiche Baslini di Treviglio (BG) abbiamo seguito l'intero percorso dal 2007 al 2023: un sito con contaminazioni da metalli, idrocarburi, solventi e pesticidi, su cui abbiamo diretto bonifica e demolizione, gestito lo sbarramento idraulico e implementato un modello matematico per la sua rimodulazione nel tempo.

In altre aree, come la ex Zincheria Origoni (2004-2021) e la ex Saponificio Sirio (2003-2022) in zona Bovisa a Milano, siamo intervenuti in più fasi per cercare di migliorare l'efficacia e l'efficienza degli sbarramenti idraulici delle acque sotterranee.

Più di recente siamo parte di team di progettazione internazionali legati alla realizzazione di data center nell'hinterland milanese, svolgendo la parte legata alla progettazione e alla direzione lavori di opere di bonifica dei suoli e delle acque sotterranee.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra CSC e CSR?
Le Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC), tabellate nell'Allegato 5 alla Parte IV del D.Lgs. 152/06 per uso verde/residenziale e commerciale/industriale, non sono limiti da rispettare in senso assoluto ma soglie di allerta. Le Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) si determinano con un'Analisi di Rischio sanitario-ambientale sito-specifica, che tiene conto delle caratteristiche dei suoli, della profondità della falda, della sorgente di contaminazione, dei percorsi di migrazione e dei bersagli effettivamente esposti: sono i veri obiettivi a cui la bonifica deve arrivare.

Quando conviene la procedura semplificata ex art. 242-bis rispetto a quella ordinaria?
Con l'art. 242-bis l'operatore si impegna a riportare la contaminazione a valori uguali o inferiori alle CSC entro un anno e mezzo, estendibile di ulteriori 6 mesi: presenta direttamente il progetto di bonifica, senza Analisi di Rischio e senza autorizzazione in Conferenza dei Servizi, e a fine lavori il collaudo in contraddittorio con l'ARPA sostituisce la certificazione. È più rapida dell'iter ordinario, ma l'obiettivo più severo, i tempi prefissati e il rischio di fallimento del collaudo, a carico dell'operatore, la rendono in genere più onerosa e adatta a casi semplici in cui serve disporre velocemente del sito. La bonifica delle acque sotterranee segue comunque le procedure ordinarie degli artt. 242 o 252.

Chi deve bonificare un sito contaminato se non ne è responsabile?
L'art. 245 del D.Lgs. 152/06 chiarisce che il proprietario o il gestore di un'area non responsabile della contaminazione non è obbligato a bonificare, ma deve comunque adottare le misure di prevenzione necessarie e ha facoltà di intervenire volontariamente, anche solo per liberare l'area da oneri reali e vincoli che ne limiterebbero altrimenti la vendita o il cambio di destinazione d'uso.

Quali tecnologie si usano per bonificare falda e terreno?
Per la falda lo strumento più diffuso è lo sbarramento idraulico (pump and treat) con impianti di Trattamento Acque di Falda (TAF), ma Tecnitalia, visti i tempi e i costi del pump&treat, è oggi orientata verso tecnologie più efficaci e innovative basate sull'impiego di particolari prodotti chimici. Per il terreno insaturo si usano Soil Vapor Extraction e bioventing per i contaminanti volatili, soil washing per separare la frazione fine contaminata da quella grossolana, biopile per gli idrocarburi. Dove la rimozione integrale non è sostenibile si ricorre alla Messa in Sicurezza Operativa o Permanente, con capping o con biocapping realizzato con aggregati riciclati.

Posso riqualificare un sito prima che la bonifica sia completata?
Sì, in un caso frequente: quando gli obiettivi di bonifica sui suoli vengono raggiunti prima di quelli sulla falda. Il comma 7-bis dell'art. 242 consente di certificare in anticipo la sola componente suoli, permettendo di avviare la riqualificazione edilizia mentre prosegue il trattamento delle acque sotterranee. È un nodo pratico importante nei progetti di rigenerazione urbana con tempistiche di cantiere serrate.

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